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Categoria: cuore alpino
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*Alpini in cattedra a Bobbio

Incontri del 9/3/2016 e 9/2/2017

La prima guerra mondiale raccontata ai ragazzi delle medie di Bobbio.

 Alpini nella neve - 1915/1918

Testi di alcuni alunni.

IL CONTRIBUTO DATO DAL
CORPO DEGLI ALPINI AL PRIMO
CONFLITTO MONDIALE (Beatrice Isola)
 
GLI EROI DELLE MONTAGNE (Lucia Stombellini)
 
GLI EROI DELLE MONTAGNE (Rebecca Ballardi)
 
CANTI DI GUERRA E ALPINI (Rocco Erini S.)
 
Incontro del 20/01/2018
 
 
Sabato 20 gennaio il Gruppo Alpini di Bobbio ha organizzato presso la sala polivalente del Comune un incontro sul tema del centenario della 1^ guerra mondiale con gli studenti della 3^ media che, diligentemente, hanno ascoltato le spiegazioni multimediali e appuntato sui loro taccuini le notizie di maggiore interesse. La grande guerra, anche se lontana da Bobbio, ha visto protagonisti il generale Giuseppe Bellocchio sull’altopiano di Asiago e l’allora maggiore Roberto Olmi sulle prealpi bellunesi.
La pubblicazione del libro “Il battaglione dimenticato” dello scrittore ferrarese Simone Salinguerra Zagagnoni ha fornito la possibilità di fare uno zoom storico sul novembre del 1917 narrando gli avvenimenti bellici nel contesto della ritirata di Caporetto. Una parte consistente dell’esercito italiano si stava ritirando attraverso la Valsugana lungo in Brenta con l’obiettivo di attestarsi sulle pendici del monte Grappa per bloccare l’avanzata austriaca. Le fortificazioni italiane tra la Valsugana e la valle del Cismon stavano per essere travolte dai bombardamenti asburgici. A presidiarle era stato mandato il battaglione “Monte Pavione” di 800 alpini comandati dal maggiore Roberto Olmi.
L’ordine del Comando era perentorio: Olmi doveva difenderle ad oltranza  e in particolare doveva mantenere a tutti i costi il Forte Leone di Cima Campo per impedire alle truppe austriache di piombare nella valle del Brenta e accerchiare un intero corpo d’armata italiano che procedeva lentamente a piedi e con i muli verso il Grappa. Gli alpini hanno combattuto valorosamente nei giorni 10, 11 e 12 di quel tremendo novembre del 1917. Nel pomeriggio del 12, il battaglione Monte Pavione si smembrò dietro l’incalzare delle truppe austriache; rimanevano 300 alpini con il maggiore Olmi asserragliati dentro la fortezza di Cima Campo. In serata arrivò la telefonata del Comandante Sirolli che informava Olmi del passaggio ultimato da parte dei soldati italiani nella valle del Brenta ed elogiava gli uomini di Olmi per il successo della loro resistenza a oltranza e che ora sarebbero stati autorizzati a ritirarsi. Olmi dovette però rispondere che i pochi rimasti erano ormai feriti e circondati; comunicò anche la sua felicità nel sapere che il sacrificio di così tanti bravi soldati era stato utile al salvataggio di molte altre vite e dell’ultima linea di difesa che si sarebbe attestata sul Monte Grappa. Il maggiore cercò di far scappare nei boschi il maggior numero possibile dei suoi alpini poi si arrese. I documenti austriaci dicono che il maggiore Roberto Olmi e i suoi alpini ricevettero l’onore delle armi prima di essere fatti prigionieri.

Gli alpini oggi non celebrano la guerra e chi l’ha voluta, ma ricordano il sacrificio di tanti che la guerra l’hanno dovuta combattere.

Occorre che le nuove generazioni tengano alta la “fiaccola dei valori eterni dell’uomo” soprattutto quando i nazionalismi e la corsa agli armamenti rispuntano nel mondo.

 
 
 

 
Visita didattica guidata dagli alpini al Monte Grappa  
 
 
Relazione uscita didattica a Bassano
 
 
 
(foto di gruppo)
 

 
Incontro del 21 gennaio 2020
 
Gli Alpini a scuola!!!
 

Anche quest’anno noi alunni delle classi terze abbiamo avuto il piacere di incontrare una delegazione del Gruppo Alpini di Piacenza e Bobbio. Dopo la contestualizzazione storica, l’alpino Carlo ci ha subito mostrato parecchi reperti bellici da lui trovati in Friuli come gavette, gavettini, granate, proiettili in piombo e parti di filo spinato, che hanno suscitato il nostro interesse. Ci ha spiegato come e per cosa venivano utilizzati, catturando ancora di più la nostra attenzione; ci ha toccato molto il fatto di vedere da vicino manufatti che sono stati tra le mani dei nostri nonni e bisnonni. Il signor Veneziani ci ha fatto riflettere sulle tremende condizioni di vita e sulle fatiche vissute dai nostri giovanissimi soldati al fronte; ci ha parlato delle malattie, della penuria di cibo e medicinali, della vita in trincea e del tristemente noto fenomeno detto “choc da bombardamento”. E’ stata, da parte di tutti gli alpini, sottolineata l’importanza del ruolo delle donne nel conflitto: loro erano impegnate a sostituire gli uomini nei campi e nelle fabbriche, erano presenti negli ospedali come crocerossine e portavano viveri e munizioni lungo gli impervi pendii, divenuti scenari di guerra. Ci ha colpito la forza e la determinazione delle portatrici carniche che portavano con le loro gerle, sul fronte della Carnia, rifornimenti e munizioni ai soldati fino alla prima linea. Anche Maria Plozner Mentil era una di loro, ma purtroppo fu colpita a morte da un cecchino austriaco a Malpasso di Pramosio, sopra Timau, il suo paese natale. Nel 1997 il Presidente Scalfaro le ha conferito la Medaglia d’oro al valor militare. Anche gli animali hanno aiutato l’uomo nel conflitto, soprattutto il mulo, usato per spostarsi lungo ripidi sentieri e per trasportare pesanti pezzi di artiglieria. Sono stati impiegati anche cani e piccioni per trasferire comunicazioni. Abbiamo appreso che, in trincea – nei momenti di quiete - alcuni soldati si dedicavano al cosiddetto “artigianato da campo” cioè alla trasformazione di oggetti di recupero in utili manufatti: una granata svuotata, riempita di olio con all’interno uno stoppino diveniva un lume e il fondo di una lattina con apposite incisioni era utilizzato per ripararsi gli occhi dal bagliore della neve. Gli alpini ci hanno poi spiegato, con una vena di commozione, l’importanza di onorare i caduti per la libertà e di visitare i Sacrari dove sono custodite le loro spoglie. Alla fine dell’incontro, ci hanno spiegato quello che è oggi il loro impegno in campo civile, spronandoci a seguire il loro esempio. L’incontro è stato molto interessante e, in alcuni momenti, ci ha emozionato.

Gli alunni delle classi III A e IIIB – Scuola secondaria di I grado di Bobbio